Quale è la ricetta per il successo di una manifestazione letteraria? La domanda è la stessa che, giorno dopo giorno, ci poniamo qui ad “Un parco di autori” di Cecina, evento che sta riscuotendo un indubbio successo di critica e pubblico. Noi che da mesi lavoriamo con trasporto per dare ai visitatori la giusta dose di cultura e divertimento, giunti al gran finale ci interroghiamo sui motivi di questo successo.
Quello che si percepisce è che questa parte di Toscana è sicuramente una delle più attente e culturalmente più ricettive, più pronta alla partecipazione, meno critica e selettiva. Ho parlato molto con i visitatori, ho raccolto le loro impressioni, trovando persone preparate e interessate ai problemi dell’editoria e della cultura in generale e non solo al personaggio di turno. E tutto questo non sempre accade.
Rimanendo sulle motivazioni locali, un altro fattore messo sul piatto della bilancia di questa nostra indagine, è l’ambiente. Villa Guerrazzi, che troneggia in un parco curato dall’uomo ma dove la natura del bosco ha il suo giusto spazio, è un luogo ideale, che richiama le atmosfere del più famoso parco della Versiliana a Marina di Pietrasanta ma senza quell’aria forzatamente snob.
La scelta di offrire varie aree di incontro con gli autori è stata vincente, come accattivante è stato far salire sul palco di “libri in sera” personaggi molto conosciuti al grande pubblico.
Ma il motivo reale e più profondo, dal mio punto di vista, è che una parte di popolazione ha “fame” di valori e li ricerca anche tra le pagine ed i pensieri di chi è riuscito a far sentire la sua voce. I frequentatori del Parco di Autori non erano “tutti” aspiranti scrittori, come spesso accade, ma veri lettori, ricercatori di questo molto popolato mondo della scrittura.
In conclusione, vorrei aggiungere che il successo dei Festival letterari che nascono e si sviluppano nel nostro paese, potrebbe essere la risposta alla mancanza di quel rapporto libraio/lettore che è andato perduto. Un tempo chi voleva leggere un buon libro, si affidava a chi sapeva consigliare e scegliere per lui la storia più adatta, una sorta di “confessore”, di amico che conosceva la tua essenza attraverso i libri che ti piacevano. Si diceva “il MIO libraio mi ha consigliato”, si apriva un dialogo, ci si avvicinava a libri che trattavano temi che forse da soli non avremmo mai scelto. Ecco, io credo che, essendo state sostituite le librerie con supermercati dell’editoria dove chi ha “venduto mutandine fino al giorno prima ”ha il permesso di occuparsi di un bene prezioso come il libro, i Festival letterari abbiano assunto la funzione mancante. Venendo meno l’esperto a cui affidarsi, e non fidandosi più dei giornali riconosciuti come parte integrante di quel sistema di mercificazione del libro, i lettori preferiscono andare a toccare con mano, a sincerarsi della bontà dell’autore, della sua coerenza alle idee riportate nelle sue pagine. Non so se è davvero questo il motivo, ma per favore, lasciatemi sognare che sia così.
Roberta Re
Non so se è davvero così, ma lo spero anch'io. Ed è quello che mi fa sperare anche che non ci sia una crisi dei libri, o una crisi della lettura, ma che sta a tutti noi trovare nuove strade per sostenere i libri, per condividere parole e pagine...
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